Negramaro - Attenta (Testo)

I Negramaro tornano ad arricchire il panorama musicale italiano con un nuovo singolo, ”Attenta”, rilasciato nell’estate del 2015. Lo stile poetico, sempre presente nei loro testi, si accompagna questa volta ad una serie di ammonimenti, che hanno il sapore agrodolce della speranza amorosa che resta in guardia, come a voler scongiurare una delusione.

“Quel che sembra a volte è tutto quello che è abbastanza”.
Tra le strofe iniziali della canzone un primo ammonimento. Quante volte le paure, le paranoie, alimentate dalle delusioni passate, hanno preso il sopravvento, annebbiando la mente e privandola della possibilità di vedere la linea sottile che distingue ciò che è vero da ciò che è verosimile? Ciò che “è” da ciò che “sembra”? Può scorgersi una preoccupazione, per la destinataria del testo, che va oltre la naturale imprevedibilità del mettere i propri sentimenti in balia dell’umore dell’altro; è l’ingenuità che vorrebbe arrendersi a qualcosa che interpreta come vuole, che chiama “sentimento”, che chiama “amore”; è il cuore, dunque, che desta preoccupazione. Si presenta l’eterna lotta tra la freddezza della mente, che vede e pensa, ed il calore del cuore, che sente e agisce.

“…E sei colpevole di questa notte lenta, proprio come me non hai pazienza. Ricordati degli angoli di bocca, son l’ultimo regalo in cui ti ho persa, stai attenta almeno a te…”. Che non si debba essere completati dall’altro per stare bene nella propria quotidianità, è una regola che trova dimostrazione nella serenità di una vita che basta a se stessa, che si conduce da sola nella crescita personale tra esperienze e soddisfazioni, maturata dalle delusioni, ma è sufficiente? Forse non basta mai, perché fingere che sia il contrario? Perché convincersi che la solitudine sia una condizione bastevole solo perché non è stata ancora sostituita da nessuno? Così diventa una notte lenta, buia, che nel profondo scalpita per tornare alla luce, e proprio per questo meno attenta, quando la incontra. Quell’attimo prima di capire che qualcuno è al buio come noi, è l’attimo in cui, come un flash di luce, tutto cambia e si arrende al chiarore. Ed anche staccarsi diventa uno strappo sulla pelle, tanto che si chiudono negli occhi i ricordi delle espressioni, dei sorrisi, così come delle linee dure della bocca, tra la felicità e l’amarezza e tutta la gamma dei sentimenti umani, che ormai passano solo per le labbra dell’altro, poiché sono i suoi dettagli che lo distinguono dal resto, dal grigiore.

“Non dar la colpa a me se tutto è bellissimo, se è come un miracolo…se chiudi gli occhi un treno è già in partenza”. E ci si lascia andare, a dispetto dell’impertinenza, delle ferite che hanno cicatrizzato nell’animo, con l’intento evidente del volerci cambiare, e forse l’hanno fatto. E ci si lascia andare in quei treni che si costruiscono intorno a noi, la cui partenza non è una scelta. La partenza è esserci, è viverla senza sapere come è iniziata. La scelta è non scendere, non fermare, non temere, non avere scuse abbastanza valide da soffocare il coraggio. Allora anche la gioia improvvisa che ci da l’esistenza dell’altro, su quello stesso treno, non può essere accolta senza pensare che il merito dell’altro sia, in realtà, una colpa. E’ una colpa perché la felicità non è gestibile, non si sceglie, ci priva di ogni controllo. Si cerca un perché a quella gioia, e si da all’altro, inconsapevolmente, il compito di cambiarci la mente, di cambiarci la pelle.

“Se tutto è bellissimo, c’è ancora un miracolo se anche il pavimento sembra sabbia contro un cielo che s’innalza altissimo intorno a noi, è bellissimo…Attenta”. Sintonia è la capacità di far dialogare mente e cuore in un equilibrio mutevole. Non c’è spiegazione, non ci sono perché. Accade perché deve accadere. L’ammonimento finale è dunque questo: vivere facendo attenzione a non far scivolare via, perché quello che “sembrava” un miracolo è, in realtà, “ancora” un miracolo, perché si rinnova nel cuore la fede per l’altro, perché la felicità che si credeva non esistere, si palesa e c’avvolge. Nelle prime strofe, il senso è, dunque, “attenta ad amare”, nelle ultime è “attenta a non lasciar andare”.

Siamo tutti passeggeri ed il viaggio è la durata di una canzone in una stanza, le cui pareti cambiano e ci raccontano la storia del nostro andare, tra gli altri ed in noi stessi: negli angoli bui della mente e negli angoli di luce del cuore. Stringere la mano di un altro, ad un certo punto del cammino ed oltre, non è, non può essere, un caso.

A voi la voce di Giuliano Sangiorgi sulle note di “Attenta”.
Autore Ilaryland
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