Metallica – "Wherever I May Roam" (1992)

L'album "Metallica" detto anche "The Black Album" è della band statunitense Metallica pubblicato nel 1991, di cui fa parte la canzone "Wherever I May Roam" uscita l'anno dopo.

Con questo album si aggiudicarono i dischi d'oro, di platino e di diamante.

"Wherever I May Roam" inizia con il suono di un sitar, che presenta melodie orientali susseguite poi da quelle metal. Il brano parla di come, essendo uno "spirito libero" si vagabonda per le strade del mondo.

Il gruppo era composto da James Hetfield (voce, chitarra ritmicae solista, sitar), Kirk Hammett  (chitarra solista), Jason Newsted (basso) e Lars Ulrich (batteria), da non dimenticare anche Michael Kamen agli arrangiamenti orchestrali.

I Metallica, abbandonarono solo in parte le sonorità thrash metal degli inizi carriera per convogliare verso sonorità dirette e commerciali. Inserirono strumenti musicali insoliti per la musica heavy metal, come il sitar e stili più assimilabili a quelli dei The Rolling Stones e degli AC/DC, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e diretto.

I testi erano introspettivi rispetto ai precedenti, evidenziano una maggiore maturazione della band, denotano inoltre la voglia di far emergere ancora di più la loro anima.

Nel brano in questione, si parla di un vagabondo o di un nomade, che considera la strada, la sua sposa. È cresciuto sotto vaganti stelle, ma da solo, non chiede niente a nessuno, si è spogliato di tutto tranne dell'orgoglio, perciò confida solo in lei, che lo soddisfa, di tutto ciò di cui ho bisogno. È bramoso follemente solo di conoscenza, tanto nel gioco della vita sarà sempre uno schiavo. Si fa chiamare giramondo, nomade o vagabondo, ma se la prenderà con calma ovunque, libero di dire come la pensa. In ogni luogo dove riposerà sarà la sua casa, la terra diventerà il suo trono, si adatterà all'ignoto.

I  suoi legami sono decisamente recisi, meno ha più ci guadagna, regna lontano dalla strada battuta, porterà la sua scoperta ovunque possa vagare, inciso sulla sua pietra, Il suo corpo giace, ma vaga ancora, ovunque possa vagare.

Il finale di questa canzone, metaforicamente, intende affermare che la vita nomade del protagonista non sarà conclusa neanche con la sua morte perché la sua anima continuerà a vagare.

"Vagare ovunque", può essere definito come vagare nel proprio animo, viaggiare introspettivamente in se stessi.

Il protagonista sente la sua casa in ogni luogo, basta che nessuno gli neghi la possibilità di camminare per il mondo. È in cerca della libertà, in senso completo, di quell'appagamento che solo girovagando per il mondo si può trovare. Per lui non esistono ne catene, ne limiti, solo la sua anima e la strada dinanzi ai nostri occhi. Ascoltando il singolo si avvertono interminati spazi d'infinito, ci si sente liberi è un continuo vagare per il mondo per ricercare il proprio spazio, per capire veramente di essere uomini. Liberarsi degli stereotipi che la società ci pone, spogliarsi di tutto ma non della propria libertà.

Autore liviana
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